Si
impone, dunque, un' analisi che contempli il fenomeno del colore sotto
un duplice profilo: quello oggettivo descrivibile in base alle leggi
chimiche, fisiche e fisiologiche, e quello soggettivo, che ricade negli
ambiti della biologia e della psicologia,
inoltre ho voluto studiare l'uso del colore che gli architetti hanno
sperimentato durante gli ultimi secoli e ho voluto indagare sul rapporto
interdisciplinare tra architettura e psicologia. Sul piano della fisica,
mi sono occupata della scomposizione della luce bianca, delle nozioni
basilari relative ai raggi luminosi, delle cause oggettive che
determinano i fenomeni cromatici, dei sistemi d’analisi e
classificazione dei colori. La fisiologia ci illustra il funzionamento
dell'apparato visivo. Correlato alla biofisica e alla biochimica, essa
ci spiega le modalità della visione colorata e cromatica. È importante
sapere che, dalla riunione di tutti i messaggi degli organi di senso nei
centri mnemonici, la mente ricava non solo le informazioni necessarie
alle sue funzioni pratiche, ma gli alimenti del pensiero e della
fantasia, grazie all' istituzione di rapporti e messi a volte così
stretti, che ad esempio, una sensazione visiva da stimolo oggettivo ne
evoca quasi automaticamente un'altra, o più, di diversa origine
sensoriale. È questa facoltà di interazioni sensoriali e concettuali a
dar vita a quel mondo di emozioni e di idee che è propria dell'uomo. Il
mondo esterno utilizza un codice di natura fisica, a ciascun simbolo del
quale corrisponde una particolare caratteristica del mondo stesso;
l'individuo senziente a sua volta elabora un codice di natura biologica,
a ciascun simbolo del quale corrisponde una reazione caratteristica. I
colori sono parte componente di entrambi questi codici. Il loro uso,
dunque, non può essere casuale, ma è soggetto a leggi e regole precise
e influenza la nostra vita più di quanto possiamo immaginare. I
molteplici aspetti sotto cui si deve considerare il colore sono fra loro
correlati, nessuno può assurgere a preponderanza assoluta. Infatti la
azione dei colori va sentita ed intesa come un fatto non solo ottico, ma
anche psichico e simbolico. I loro problemi vanno studiati da
diversi punti di vista, avendone così una visione completa.
Il
fisico considera l'energia delle vibrazioni elettromagnetiche e la
natura dei corpuscoli luminosi producenti la luce, le diverse modalità
genetiche dei fenomeni cromatici e in particolare la scomposizione della
luce bianca nella gamma cromatica del prisma e il problema della
colorazione degli oggetti. Studia lo spettro dei diversi elementi, le
mescolanze delle luci colorate il numero delle loro vibrazioni e la loro
lunghezza d'onda. Nel suo campo di ricerca rientra inoltre la gradazione
e la classificazione dei colori.
Il
chimico studia la composizione molecolare dei pigmenti cromatici,
l'inalterabilità e luminosità dei colori, i loro solventi e la
produzione di sostanze coloranti sintetiche. Il settore della chimica
che si interessa a questi problemi comprende oggi un campo
straordinariamente vasto di indagini e di applicazioni industriali.
Il
fisiologo indaga gli effetti della luce e dei colori sull'apparato
visivo/occhio/cervello, di cui studia la struttura anatomica e le
funzioni. Le ricerche sulla percezione del chiaro e dello scuro e dei
contrasti di colore hanno per lui una importanza notevole. Anche il
fenomeno delle immagini consecutive rientra nell'ambito della
fisiologia.
Lo
psicologo si interessa agli effetti delle radiazioni colorate sulla
psiche e sullo spirito. La simbologia dei colori, la loro valutazione e
delimitazione soggettiva, sono fra i gravi problemi che la psicologia
deve risolvere. I valori espressivi dei colori, che Goethe definisce
sensibili/morali, rientrano anch' essi in questo campo d'indagine.
Sono
convinta che anche l'architetto oggi
più che mai nel pensare a un manufatto dovrebbe usare in modo
appropriato i colori, tenterò qui di seguito di spiegarne le
motivazioni che mi hanno spinta a fare tale ricerca ed ad interessarmi
dell’interazione tra psicologia ed architettura. La nostra società
propone ritmi di vita via via più veloci e spese più elevate.
L'eccessivo consumismo e l'organizzazione sociale della civiltà
occidentale sono probabilmente i maggiori responsabili di tante ansie e
nevrosi, stress dovute a un groviglio di regole, obblighi e schemi
improntati a troppo efficientismo, al carrierismo esasperato,
all'individualismo, alla necessità di inserirsi in un sistema che pare
immutabile attraverso meccanismi frustranti, alienanti e talvolta
ricattatori, dove spesso si avverte tutto il disagio che questi
meccanismi perversi provocano. È un mondo esageratamente
concorrenziale, in cui le persone si trovano ad aver paura di tutto, a
dover diffidare di tutti, e perciò a non riuscire a costruirsi una
salda base di serenità e sicurezza. Le persone dedicano sempre meno
tempo a se stesse e sempre più tempo alla sfera lavorativa, andando
incontro così a situazioni di forte stress che influiscono sul loro
sistema nervoso vegetativo (ciò è stato messo in evidenza attraverso
il test ridotto dei colori di Max Lùscher). Dunque penso che un primo
piccolo passo verso la conquista di un certo equilibrio delle proprie
energie e verso la conquista di un'impagabile preziosità e ricchezza
interiore, o semplicemente delle condizioni ambientali in cui sarà più
facile costruirsela, può essere mosso pensando
la propria casa, realizzandola secondo certi criteri. Il luogo in cui si
abiterà non deve essere solo una "macchina" da occupare;
occorre che diventi un ambiente
per vivere, un ambiente per
essere se stessi, per
esprimersi in modo creativo e libero: un luogo protettivo, in cui
approdare per riposarsi, rigenerarsi, rilassarsi, esprimersi, trovare
nutrimento attingendo alle qualità spaziali, acustiche,
illuminotecniche, alle attrezzature, agli arredi, ai complementi di cui
ci circonderemo e soprattutto alle qualità cromatiche,
all’essenzialità del colore.