Comunicazione non verbale

Giuliana Ghiandelli Consulting - Centro Studi Olistico

Comunicazione non verbale

L’espressione del viso è un indizio attendibile dello stato d’animo e delle emozioni della persona.

Qui si concentra un grande potere comunicativo nelle trasmissioni delle emozioni, il viso parla sia come racconto di noi e del nostro carattere ma l’espressione delle emozioni lascia un’impronta sul viso per interpretare gli altri. Il viso è la zona del corpo in cui confluiscono più segnali non verbali dello stato d’animo dove si agglomerano più tracce sulle emozioni di quello che proviamo.

Ciò è dovuto alla grande quantità di muscoli e nervi che compongono il volto umano la cui versatilità permette di articolare circa 20.000 espressioni facciali. Al di là delle espressioni facciali ci sono altri elementi: lo sguardo, sopracciglia, bocca, parti fondamentali nell’esprimere ciò che si prova ed elementi da decifrare negli altri. L’espressione facciale delle sei emozioni primarie: tristezza, gioia, paura, rabbia, disgusto, sorpresa; presenta altre caratteristiche comuni in tutte queste. L’espressione facciale è un’attività biologicamente universale e ha un ruolo imprescindibile nello sviluppo dell’attaccamento, negli accordi tra individui. Un’espressione di rabbia genera una risposta di paura dell’altro mentre i volti tristi generano vicinanza dell’altro. L’espressione delle emozioni è innata. È stato appurato che nelle persone cieche dalla nascita l’espressione delle emozioni è identica a quella dei non ciechi. L’espressione di membri di una stessa famiglia ha tratti ereditari. I gemelli monozigoti presentano più somiglianza nell’espressione delle emozioni e a un anno mostrano più coincidenze per quanto riguarda il sorriso e l’intensità delle reazioni di paura. Esiste però una settima tipologia: il disprezzo. L’intensità dell’espressione delle emozioni varia a seconda della forza con cui le emozioni sono vissute dalla persona. Il sorriso, ad esempio, varia in funzione dello stato d’animo e benessere emotivo. Delle ricerche hanno dimostrato che i Giapponesi sono più misurati nell’esprimere il disgusto in quanto manifestarlo è considerato maleducazione. Questa usanza non solo condiziona il modo in cui si manifestano le emozioni in pubblico ma incide sulla decodificazione dell’espressione facciale altrui. Degli studiosi valutarono l’espressione facciale attraverso l’elettromiografia (sistemi di inter-punizione che analizzano nel dettaglio i cambiamenti del volto umano). Così Ekman tracciò la prima mappa del volto umano che analizza l’espressione delle emozioni a partire dai movimenti muscolari del viso cioè coglie il momento in cui si manifesta ciascun movimento e il luogo preciso dove si forma. Evidenzia quattro tipi di segnali: statici sono la struttura ossea e tessuto sottocutaneo che da forma al viso; lenti sono i cambiamenti del tempo come le rughe e la luminosità della pelle; artificiali è il trucco, occhiali ecc.; rapidi modificano la contrazione dei muscoli facciali e ne determinano le espressioni e fanno cambiare la forma degli occhi, sopracciglia, bocca, labbra movimenti di brevissima durata. La muscolatura facciale per esprimere un gran numero di emozioni appartiene già dal giorno in cui si nasce, infatti, mostrano la loro personalità nell’espressione facciale già dal primo anno di vita. Chi sorride spesso avrà le rughette a zampa di gallina agli angoli delle labbra, chi è serio e imbronciato avrà la ruga tra le sopracciglia rivela carattere burbero. Queste si chiamano “linee basali”. “L’occhio è lo specchio dell’anima” quindi lo sguardo è uno degli epicentri della Comunicazione Non Verbale, infatti, dall’espressione facciale e degli occhi si capisce tutto e non c’è bisogno di parole, inoltre lo sguardo è fondamentale per creare empatia. Anche lo sguardo ha una componente culturale: gli arabi guardano fisso negli occhi l’interlocutore. Nel Sud/Ovest degli Stati Uniti evitano lo sguardo dell’interlocutore e non guardano negli occhi la suocera. I Greci enfatizzano l’uso degli occhi anche con occhiate profonde. In Oriente ritengono maleducazione guardare negli occhi mentre si parla. In Occidente il ruolo degli occhi è fondamentale in una conversazione. Anche per gli animali è importante lo sguardo. Ekman identificò il sorriso in: sincero, smorzato, falso, beffardo, sprezzante, timoroso, triste. Alcuni ricercatori hanno calcolato che sorridere può generare la stessa stimolazione cerebrale generata dal consumo di cioccolato (senza però ingrassare!!!).Parlare e gesticolare sono due azioni inscindibili. Le mani, insieme ad altre parti del corpo ci accompagnano con i gesti in qualsiasi conversazione e forniscono molte informazioni. Vediamo che anche i non vedenti gesticolano durante la conversazione. Il gesto innato è un elemento fondamentale nell’interazione sociale. La postura, invece, allude alla posizione di diverse parti del corpo particolarmente delle estremità rispetto al busto. Quindi se qualcuno si offende adotterà una postura di difesa, quindi, incrocerà braccia e gambe. La postura ha un ruolo cruciale per il benessere e la salute, infatti, se il corpo non è bilanciato ne possono derivare sensazioni muscolari. Una posizione scorretta può danneggiare la schiena e dare problemi alle cervicali e alle lombari. Le posture coinvolgono i gesti delle braccia, gambe, piedi, spalle, busto, testa e soprattutto le mani. I gesti si classificarono in cinque categorie: emblemi sono i gesti volontari e coscienti che hanno un significato preciso; illustratori gesti neutri che accompagnano il discorso è come segnalare con il dito qualcosa o una rappresentazione gestuale di ciò che si sta osservando; regolatori si occupano di dare ordine alla conversazione; affect-display (dimostratori di emozioni) gesti che accompagnano il discorso allo scopo di comunicare emozioni; adattatori servono a prendere confidenza in una certa situazione. I gesti sono fondamentali nel momento di imparare a parlare, infatti, usano prima i gesti delle parole, essi sono: attenzione è lo sguardo timido ed espressioni facciali schive; riconoscimento segnali di disponibilità e ricambio di sguardi e sorrisi; interazione scambio di frasi e gesti nel gioco di sguardi e sorrisi; eccitazione scambio di gesti affettuosi come carezze; risoluzione rapporto consolidato.Anche la prossemica è molto importante poiché determina lo spazio utilizzato nelle relazioni sociali. Abbiamo la distanza intima di 45 cm, distanza personale da 45 cm. a 1,2 mt., distanza sociale da 1,2 mt. A 3,5 mt., distanza pubblica oltre 3,5mt.Questo è solo un approccio, se volete approfondire vi riporto al mio libro “Comunicazione Non Verbale” Gesti e linguaggio del corpo un manualetto dove ho cercato di esporre quelle posizioni utili nella vita quotidiana. Edito dalla Om Edizioni per ordini www.omedizioni.it